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» Samvirke (articoli tradotti in italiano),  7/1999

A caccia della bella figura

Gli italiani amano vestirsi in modo bello ed elegante per fare una bella figura in una qualsiasi occasione. Riconoscimento sociale, senso estetico e una ricerca di autoconfidenza sono alcune delle parole chiave che costituiscono la loro messa in scena personale.

Di Jesper Storgaard Jensen


Camminando lungo Via del Corso, nel centro di Roma, in un qualsiasi sabato, si vede ciò che gli italiani sanno fare con grande maestria: fare una bella figura a tutta forza.
Qui si incontrano eleganti signori. Indossando abiti impeccabili, cravatte e scarpe lucidanti incedono con un atteggiamento da uomo del mondo. Solitamente sono accompagnati da bellissime donne, il cui abbigliamento non è neppure stato lasciato al caso. Tutto - dagli occhiali da sole sistemati nei capelli, all’elegante tailleur, i gioelli d’oro e le scarpe accuratamente scelte - trasmette un segnale di gusto, classe e potere economico.
Sul Corso si incontrano pure i vanitosi giovanotti della periferia con capelli generosamente impomatati. In piccoli gruppi camminano impettiti e sicuri di sè, e ogni tanti partono commenti più o meno lusinghieri alle ragazze che li passano.
Ma le signorine ci sono abituate. Le ragazze, con atteggiamenti che costituiscono un misto tra il finto pudore e la civetteria ben preparata, fanno parte del gioco. Con minigonne, scarpe con tacchi alti e un trucco eccesivamente pesante emettono un affascinante mix di volgarità puttanesca e l’innocenza madonnale.
Tutti fanno parte di questo “teatro della strada” in cui ognuno fa il meglio per fare una bella figura.

LA BELLA FIGURA, intesa come concetto sociologico, spiega l’ossessione degli italiani del proprio aspetto, la caccia alla bellezza e il desiderio di trasmettere agli altri un’illusione di sicurezza di sé, del raggiunto successo e della realizzazione, anche al livello professionale, della propria persona.
La mentalità della bella figura ricorda un po’ il mondo arabo in cui è importante velare ciò che si trova dietro le maschere - o dietro gli obbligatori occhiali del sole degli italiani - soprattutto quando queste nascondono superficialità e una mancanza di sostanza reale.
La Bella Figura era, ad esempio, la ragione per la quale Mussolini fu erigere, lungo la strada che condusse a Roma, bellissime, ma fasulle, fasciate di belle ville per ingannare Hitler a pensare che Italia fosse più ricca di quanto non fosse realmente.

L’INCLINAZIONE DEGLI italiani di voler fare sempre una bella figura e godersi pienamente la vita non è recente, spiega Maria Maciotti, professoressa in sociologia a La Sapienza di Roma:
“In Italia una tradizione in questo senso c’è sempre stata secondo me, anche perché abbiamo avuto una dominazione spagnola per certi periodi in certe zone d’Italia in cui il fasto e l’apparenza erano molto importanti”.
Secondo Maciotti, però, una ragione ancora più importante va trovata nella fede:
“Studi sociologici hanno dimostrato un collegamento diretto tra, da una parte, il protestantesimo e la solidità economica e, dall’altra, il cattolicesimo e un attegiamento più sprecone. Nei paesi protestantici del Nordeuropa esiste una mentalità più puritana, fatta di sobrietà, frugalità e lavoro duro. Lo spreco economico non è per niente considerato buona creanza”.
La mentalità puritana del Nordeuropa, però, è piuttosto lontana da un’Italia gaudente e amante della bellezza, dove ad es. una bella macchina e dei bei vestiti costituiscono alcuni dei componenti di un accecamento che spesso è la chiave dell’accetto sociale.
“Il vestirsi in una maniera costosa e di stile, la dimostrazione della propria capacità economica può essere un tramite per salire la scala sociale”, spiega Maciotti, aggiungendo che questa mentalità si riscontra più frequentemente nelle persone di una certa età.
“La gente di età superiore ai 40 anni si è fatto larga nella vita e quindi dimostra la propria opulenza, oppure non è riuscita a far carriera e cerca in qualche modo di dimostrare che in realtà può permettersi molte cose”.
‘E quindi chiaro che il concetto dello sciupio vistoso - tramite ad es. l’acquisto dei bei vestiti - permetta di distinguere persone di differenti ceti sociali. Se faccio vedere al mondo circostante che posso permettermi certe spese, l’immagine della mia persona verrà rafforzata nelle persone con cui vengo in contatto”.
Che gli italiani siano oltremodo consapevoli del fatto che il vestirsi bene conta, si capisce facilmente. Basta osservare gli eleganti cittadini dello Stivale.
Nel periodo invernale uno avrà facilmente l’impressione che ogni donna italiana, dotata di una normale dose di dignità personale - dalla moglie del proprietario della lavanderia alla gentile fruttivendola del mercato - sia la felice proprietaria di almeno una pelliccia costosa. Quindi da novembre a marzo si vedono tutte queste donne, provenienti da ceti sociali completamente differenti, che sembrano mogli di operatori di borsa e direttori di banca di uno spiccato successo!
In Italia le implacabili richieste di novità, eleganza e bellezza da parte delle case di moda vengono rispettate con grande attenzione. I maggiori giornali italiani pubblicano quotidianamente annunci pubblicitari di un’intera pagina dalle case più famose, e nei campi quali il vestiario e la calzatura
Italia vanta una tradizione artiginale ben consolidata che costituisce una parte importante dell’eredità culturale italiana.
Che si stia a Roma, Milano, Palermo o Firenze si intuisce un grande desiderio degli italiani di spendere. E quando non stanno effitivamente comprandosi un nuovo capo, adorano semplicemente di parlare di vestiti, scarpe, disegni, modelli e tessuti. E gli uomini non si tengono certo indietro!
Quando gli italiani brusciano le grosse banconote sul rogo della vanità, ciò, ovviamente, non può che risultare dalle statistiche. Nella loro caccia di bellezza e riconoscimento sociale gli italiani (insieme ai portighesi) si sono piazzati al primo posto tra i 15 paesi UE per quanto riguarda le spese sostenute per l’acquisto di scarpe e vestiti. Il ben 9,1 per cento del loro comsumo complessivo è speso per accontentare il senso estetico, una percentuale (che è) quasi il doppio di quella dei danesi pari al 5,2 per cento.

IN ITALIA GLI avvenimenti religiosi costituiscono una buonissima occasione per fare una bella figura.
“Spesso alle feste religiose, ad es. per il santo o la santa locale, le persone che se ne occupano sono disposte a rovinarsi finaziariamente. E questo, infatti, è reputato un grande onore. ‘E una tendenza che si vede prevalentemente nei piccoli paesi di campagna e che prima era ancora più sentita”, racconta Maciotti.
“Precedentemente questo trend si registrava nelle grandiose feste di cresima che spesso costituivano dei grossi oneri per la famiglia. A un certo punto la chiesa si accorse del problema, ed intervenne facendo capire che la cresima era un avvenimento religioso e non mondano”.
Oggigiorno è specialmente l’annuncio di imminente matrimonio che provoca sia tic che palmi sudati nell’impegato bancario della futura sposa.
Non è per niente anormale, soprattutto nel meridione, che si tenga una festa imponente con 150-200 invitati che si abbuffano di tre piatti di pasta, diversi piatti di pesce e carne, le verdure della stagione, gelato, torte nonché diversi vini e liquori. Il puntino sull’i è la bomboniera che viene data ad ogni invitato.
“Da parte della famiglia della sposa è una dimostrazione di ciò che la fimiglia stessa può permettersi economicamente, e della loro importanza. E questa dimostrazione è più che altro rivolta alla famiglia allo sposo: state attenti, voi vi apparentate con una famiglia che può permettersi certe cose sotto l’aspetto economico”, spiega Maciotti.

ANCHE UN PICCOLO gruppo dei pezzi grossi del mondo economico italiano ha, da tempo, scoperto i vantaggi che derivano dal poter impressionare la plebaglia con una straordinariamente bella figura.
Allora, quando le Ferrari e gli yacht si sono trasformati in seminoiose trivialità quotidiane è bene che si possa ricorrere allo status simbol ultimativo: essere padroni della propria squadra di Serie A.
Il padrone della Fiat, Agnelli, e l’uomo d’affari e pseudopolitico, Silvio Berlusconi, hanno, oramai da tempo, come padroni di rispettivamente la Juventus e il Milan fatto una bella figura sontuosa.
Adesso fanno parte del gruppo anche il re romano dello scatolame, Cragnotti, la cui squadra, la Lazio, è recentemente stata introdotta alla borsa a Londra e il magnate dell’olie di Milano, Moratti, che è il felice proprietario di un pullulare di giocatori fuoriclasse, i quali compongono l’Inter.
Anche lo straricco produttore cinematografico di Firenze, Cecchi Gori, fa parte del gioco. Quando la sua squadra, la Fiorentina, gioca, ogni domenica si trova in uno dei posti VIP dei diversi stadi. Solo quando si reca negli USA per un inoppurtuno viaggio d’affari, è costretto, appena prima dell’inizio della partita, a mettersi in contatto telefonico con lo stadio per spronare, tramite l’impianto degli altoparlanti dello stadio, i suoi giocatori a vincere.
Ecco, così si fa un bel figurone!

Dal 1939, una volta all’anno, è piuttosto importante per un piccolo gruppo di ragazze fare - letteralmente - una bella figura. ‘E il caso quando quando la concurrenza di Miss Italia ha luogo ogni anno a Salsomaggiore, conosciuto per le sue terme.
Però, la caccia alla bellezza femminile tramite una concorrenza organizzata risale ad un periodo ancora più remoto: “Già dall’inizio di questo secolo, in occasione della festa di San Giovanni, si elesse una reginetta di bellezza. Fu un evento importante che collegava il componente religioso con quello mondano”, spiega Maciotti.
Negli ultimi anni la elezione di Miss Italia è stata un grande evento. L’iniziale cernita delle 60 bellezze avviene nel primo giorno dello spettacolo. Nel secondo giorno il branco delle rimanente ragazze viene ulteriormente ridotto, e il terzo giorno circa 15 milioni di italiani si trovano incollati alla propria tv per vedere le andature ancheggianti e i seni dondolanti delle 12 finaliste che, alternativamente, sono avvolte in costume da bagno e abito di sera.
È un crescendo erotico, mascherato da innocenti visi femminili nel Paese del papa.

Quando è varata l’elezione della presunta più bella signorina della nazione, non mancano le polemiche. Se non sono le ragazze partecipanti a scambiarsi freccie avvelenate verbali, di solito ci riescono le loro mamme litigiose. Nelle quinte sono instancabili quando cercano di attirarsi l’attenzione della stampa per elogiare la bellezza della propria figlia.
In una società come quella italiana - dove i media costantemente focalizza su ideali di bellezza spesso irragiungibili, quali ad es. supermodelle, diversi concorsi per aspiranti miss nonché le ragazze perennemente ballanti con i seni e le labbra imbottiti di silicone che pullulano nei programmi televisi dell’Italia - gli effetti colaterali stanno venendo a galla.
È il giornale la Repubblica a raccontare la caccia di bellezza: ogni anno circa 20.000 ragazze tra i 15 e i 20 anni si sottopongono alla chirurgia plastica per motivi estetici. Secondo il giornale
Solo dieci anni fa questo fenomeno era praticamente sconosciuto.

Va da sè che in Italia La Bella Figura è reputato political correct. Perfino dai politici che appartongono all’ala sinistra più estrema. Nei dibattiti televisivi sono vestiti tanto impeccabili quanto i loro avversari politici dell’ala destra.
E quando Fausto Bertinotti, il segretario del partico comunista, arriva al Parlamento per badare alle proprie faccende politiche quotidiane, lo fa con un certo stile decoroso: leggendosi il giornale e godendosi il sigaro sul divano posteriore della sua Alfa Romeo, guidata da un autista privato.
Perfino l’ala sinistra italiana più estrema sembra di avere come slogan:
“Non mi indurre in solidariatà con la classe operaria, ma datemi invece la mia Bella Figura quotidiana - Amen”.










 
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