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» Politiken (articoli tradotti in italiano),  31/1/2003

Italiano per intenditori

L’universo filmico del regista italiano Nanni Moretti è composto da divertenti nevrosi, impegno politico e documentarismo poetico. Oggi la prima del suo più recente film “La stanza del figlio”.

Di Jesper Storgaard Jensen


Roma - Detto così sembra quasi utopia che ci potesse essere un nesso fra il cinema italiano e l’arte dei pasticcieri austriaci. La prova che invece è così si può trovare nella periferia del suggestivo quartiere romano, Trastevere. Qui si trova il piccolo cinema, Nuovo Sacher, il cui proprietario, il regista italiano Nanni Moretti, ha voluto, nella scelta del nome del cinema, fare un omaggio alla bomba calorica viennese, la Sacher Torte.
Incontro Moretti in una giornata solare di gennaio per parlare di film e impegno politico. Moretti mi accoglie con voce rauca reduce di un incontro politico extraparlamentare svoltosi a Firenze. Indossa una delle camicie a quadrettini così caratteristiche del suo vestiario.
Una delle poche volte i quadrettini sono stati sostituiti dal colore bianco è stato a Cannes nel 2001 quando il suo film “La stanza del figlio” ha vinto la Palma d’oro per il migliore film.
Nel film, in cui Moretti recita il protagonista, lo psicoanalista Giovanni, si racconta la storia di una famiglia felice della classe media italiana. La tragedia colpisce quando il figlio Andrea annega tragicamente. Segue una crisi con scoraggiamento, rimproveri e differenti modi di elaborare il lutto da parte dei vari membri della famiglia. Per quanto riguarda l’idea di “La stanza del figlio”, Moretti racconta:
“Avevo cominciato a pensare a questo film già prima di “Aprile”. Con il passare del tempo ho sentito come certi sentimenti dentro di me si siano intensificati. Ciò accade, tra l’altro, quando persone care a te cominciano a morire. Poi erano alcuni anni che volevo interpretare il personaggio di uno psicoanalista che viene messo di fronte ad un gran dolore. Non quello dei suoi pazienti, con il quale ha un rapporto professionale, bensì il proprio. Ero curioso di vedere come avrebbe reagito”.

Il dolore, che divide
Il racconto di Giovanni e della sua famiglia ha finito col cancellare il luogo comune sul comportamento delle persone davanti al dolore.
“Il film smentisce il vecchio luogo comune secondo il quale il dolore unisce. Nel mio film il dolore divide le persone che si vogliono bene. Non avevo svolto un’indagine prima del film, ma successivamente ho visto che, in effetti, spesso accade proprio questo”, Moretti racconta, scarabocchiando su un pezzo di carta.
Alla domanda se la morte non sia un argomento pericoloso e terribilmente serio di trattare, Moretti dice:
“Ma, una delle cose certe nella vita è che dobbiamo morire. Vorrei sottolineare che il mio film non fa soffrire la gente. ‘E un film di cui è sciocco aver paura. ‘E un film che ci emoziona e che libera i sentimenti che abbiamo dentro. ‘E vero che tratta un argomento serio, ma è soprattutto un film sulla vita”.

Nevrosi e capricci buffi
Se si volesse, in modo grossolano, descrivere lo stile filmico di Moretti, si potrebbe tentare di definirlo una clonazione tra l’impegno politico di Erik Clausen (regista danese) e le divertenti nevrosi di Woody Allen.
Quelle che invece sembrano essere le nevrosi personali di Moretti costituiscono, insieme ai suoi capricci buffi e una sua volutamente ingenua indole filosofica su piccoli e grandi fatti della vita, il suo universo umoristico. Tutto l’armamentario viene messo in scena con la tipica ironia minimalista morettiana, un suo segno caratteristico, che lo ha reso “proprietà cinematografica comune” e contribuito a renderlo una figura cult presso migliaia di Moretti-aficionados, dentro e al di fuori d’Italia.
I suoi molti curiosi capricci e manie costituiscono, ormai dall’inizio della carriera di Moretti, un elemento fisso nei suoi film. Fra alcune delle sue gag ricorrenti sono la sua attrazione verso case e scarpe, i balletti buffi, il suo perenne bisogno di cappuccino e dolci nonché la sua ossessione dell’idea - in “Caro diario” e “Aprile” - di fare un musical su un pasticciere trotzkista nell’Italia degli anni Cinquanta.
Di queste gag Moretti racconta:
“Tutti questi tic e manie e la mia insofferenza a molte cose fanno soprattutto parte dei miei primi film. In un film dopo l’altro mi sono divertito a creare la persona Michele Apicella, una specie di alter ego. Anche se le curiose trovate possono sembrare improvvisate non lo sono. Nascono sempre scrivendo. In “La stanza del figlio” ci sono meno gag, soprattutto a causa dell’argomento del film”.
Ciononostante l’attento spettatore cinematografico si accorgerà che il filo rosso, che collega “La stanza del figlio” con il passato filmico di Moretti, è rimasto intatto. Moretti non è riuscito a resistere alla propria attrazione verso scarpe e case, concedendogli un quasi impercettibile “ruolo secondario” nel suo più recente film.

Sarcasmo caustico
Le sottili note divertenti di Moretti non sono tali soltanto per suscitare grasse risate. Costituiscono anche un umorismo attraverso il quale Moretti piazza le sue piccole perle filosofiche e le sue spesso caustiche battute. Uno degli attuali leader della sinistra politica italiana ed ex-premier, Massimo D’Alema, sa com’è fatto il sarcasmo morettiano. In una scena di “Aprile” Moretti usa una breve sequenza di un programma televisivo sulla politica italiana. Qui si vede D’Alema e Berlusconi che fa pressing su di lui in un dibattito sulla giustizia d’Italia. Intanto Moretti, a casa sua, davanti alla tv, grida disperatamente:
“Dai, D’Alema, fai qualcosa! Reagisci! Dì qualcosa di sinistra! Fai qualcosa!”.
L’invito di Moretti a D’Alema a dire qualcosa di sinistra è probabilmente diventato la battuta più famosa del cinema italiano degli ultimi anni. Recentemente D’Alema ha raccontato alla stampa italiana che la battuta di Moretti lo ha perseguitato in tutti i comizi cui ha partecipato da quando è uscito “Aprile”!
Ma Moretti, uomo di sinistra, perché è così duro con “i suoi”?
“Lo sono sempre stato. Io prendo in giro me stesso, prendo in giro il mio ambiente sociale, ho preso in giro il mio tumore (in “Caro diario”, ndr.) perché non posso prendere in giro anche la sinistra?”, dice Moretti, allargando le braccia.

Lo schiaffo di Piazza Navona
Se prima qualcuno non si era accorto che sotto le camicie a quadrettini di Moretti batte un cuore politicamente consapevole, l’anno scorso tutti se ne sono resi conto.
Durante un pubblico incontro politico svoltosi a febbraio a Piazza Navona, nel cuore di Roma, improvvisamente e inaspettatamente - anche per Moretti stesso - si trovò con in mano un microfono.
“Con questi leader della sinistra italiana, che sanno soltanto litigare fra di loro, non abbiamo nessuna chance contro Berlusconi. Passeranno tre quattro generazioni finché avremo di nuovo la possibilità di governare”, tuonò davanti a cinque mila persone.
La bordata rabbiosa di Moretti era una precisa interpretazione delle frustrazioni dell’elettorato di sinistra, che voleva un’opposizione più ardua e unitaria contro il governo Berlusconi.
L’impegno politico extraparlamentare di Moretti raggiunse il suo apice quando, settembre scorso, Moretti con una manciata di amici e collaboratori del cosiddetto movimento dei Girotondi organizzarono la più grande manifestazione popolare - cioè, senza contributi né pratici né finanziari sia da parte dei partiti che dei sindacati - svoltasi in Italia nel dopoguerra.
Circa mezzo milione di persone si sono radunate a Roma per partecipare alla manifestazione di Moretti e del movimento dei Girotondi per protestare contro la politica del governo Berlusconi nel campo della giustizia.
Quando, in modo leggermente canzonatorio, chiedo a Moretti che cosa c’è che non va nel governo Berlusconi, mi dice più o meno ciò che ha urlato a squarciagola davanti alle masse popolari a Roma alcuni mesi prima:
“Il governo Berlusconi è peggiore delle peggiori previsioni. L’unico scopo di molte delle loro leggi è quello di proteggere Berlusconi e i suoi amici. Sono ancora più incapaci e più arroganti oggi rispetto al loro primo periodo al governo nel 1994”.
Si percepisce che non sia un caso che il Nuovo Sacher - a metà gennaio, mentre queste righe vengono scritte - si proietti il vecchio film di Chaplin “The Great Dictator”!
Il foglio scarabocchiato di Moretti si sta riempiendo, e mentre finisce il cappuccino che la segretaria gli ha portato, aggiunge:
“Non si scordi di spiegare ai lettori danesi che il movimento dei Girotondi è sorto al di fuori dei partiti e che non punta a diventare un partito politico. Così manterremo la possibilità di attaccare il governo Berlusconi frontalmente e di muovere critiche a certe decisioni della sinistra”.
Ecco fatto.






 
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