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» Ovunquecentro,  7/2001

Il sole negli occhi

Visti da vicino - un danese racconta i romani

di Jesper Storgaard Jensen
Illustrazione: Simona Maccaroni


Devo confessare una cosa abbastanza strana: gli occhiali da sole non me li sono mai messi. Anzi, per la precisione, una volta, alcuni anni fa, avevo provato a mettermene un paio. Poi ho scoperto che il mondo avevo cambiato colori, che era diventato più sfumato, più grigio. Quindi, dopo mezz’ora me li sono tolti.
Capisco benissimo, però, che per molti gli occhiali da sole sono indispensabili. Non tanto come protezione da un forte sole mediterraneo, quanto per il fatto che donano. Cosa che sa benissimo il mondo della moda che in questo periodo riempie la carta stampata di personaggio che, con le loro lenti scure, sfoggiano personalità, sicurezza e successo.
Si, gli occhiali da sole ti regalano, a seconda del modello, fascino da donna fatale o da uomo navigato, e ti danno un tocco di intrigante misticismo, anche perché ti permettono di condurre il gioco “ti vedo, ma non mi vedi”.
Gli occhiali da sole non sono solo importanti davanti agli occhi. Sono importanti, soprattutto, in testa! Sistemati nei capelli (per lei) dove possono comunicare un’inconfondibile sofisticatezza stile Jacklyn Kennedy, lasciati sulla fronte (per lui) dove mandano inequivocaboli segnali di un’intellettualità lievemente distratta, oppure - il mio favorito personale - attaccati dietro un orecchio, dondolanti sotto il mento (per entrambi) con studiata noncuranza, per chi volesse far sapere al mondo circostante che “è tutto sotto controllo”!
Ovviamente, togliendosi le lenti scure una parte della personalità se ne va. Va da sè, quindi, che sia meglio non toglierseli. Ed è per questo che capita di al supermercato persone, con il look da “Marco Pantani il salita”, in cerca di un pollo surgelato oppure dei signori barricati dietro lenti scure tre ore dopo il tramonto.
Sí, ho il forte sole mediterraneo negli occhi, ma a Roma e nel resto del mondo continuo a vederne di tutti i colori.




 
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