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» Ovunquecentro,  10/2001

I ragazzi perenni

Visti da vicino - un danese racconta i romani

Di Jesper Storgaard Jensen
Illustrazione: Simona Maccaroni


"Come difendersi dalla mamma". Recitava più o meno così il titolo di un articolo in un noto mensile per uomini che uscì per la prima volta in Italia alcuni anni fa. L’autore dell’articolo aveva schedato le mamme in sei categorie diverse ed escogitato la giusta strategia per riuscire a sopravvivere con ogni tipo di genitrice. Allo stesso mese un simile mensile danese, il cui gruppo di riferimento è uomini nella fascia d’età tra i 19 e 40 anni, aveva pubblicato un articolo-test per guidare il lettore al migliore acquisto di un ferro da stiro!
Chi scrive viene da un Paese dove i giovani tipicamente lasciano la casa a vent’anni (e anche prima), e perciò certi comportamenti ed abitudini dei maschi mammoni dello stivale, fanno sorridere. Il fatto stesso che uomini, almeno anagraficamente parlando, fino persino a 40 anni vengano chiamati “ragazzo”, la dice lunga. Questa curiosa abitudine linguistica, mi pare, è tutta italiana e non può non derivare da precisi comportamenti sociali. Esaminiamone alcuni.
I figli maschi che a loro malgrado hanno dovuto lasciare il sicuro nido familiare, ad es. per motivi di studio, non vogliono certo rinunciare ai rassicuranti servizi materni. Quindi tornano spesso e volentieri a casa portandosi dietro valigie e borsoni pieni zeppi di roba da lavare e stirare. Naturalmente la mamma italica, sempre disposta ad assistere il povero figliolo (magari 30’enne!) in questo tipo di compito casalingo davvero troppo complicato, effettua sorridente questo lavoretto per rafforzare il cordone ombelicale. Guai se il figlio si trasformasse in un individuo indipendente ed autonomo!
Il viziato mammone italiano ha pure sviluppato delle nevrosi molto divertenti nel suo rapporto col cibo. Se vive fuori casa - il che ovviamente comporta una terribile e spesso insostenibile nostalgia, anche al livello gastronomico - è persino possibile che la mamma provveda a inviargli le specialità gastronomiche della propria regione affinché il delicato palato del pupo non si scombussoli. Così arrivano scatoloni con sugo e vino fatti in caso, il pane (“il migliore d’Italia”) e la carne comprati sotto casa e la soppressata di una qualità “che non si trova da nessun’altra parte”. Quindi, molto uomini, pur avendo lasciato la propria casa da tempo, rimangono “mammoni a distanza”.
Mi chiedo come mai le mamme non si ribellino, chiedendosi “come possiamo difenderci dai nostri figli perennemente ragazzi”?




 
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