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» Internazionale,  17/10/2003

Questione di fede

Cattolici e protestanti: due religioni che producono comportamenti sociali diversi. Le impressioni di Jesper Storgaard Jensen, un danese in Italia

Recentemente mi è capitato di andare a pranzo con un piccolo gruppo di connazionali. Era una bella giornata di sole, stavamo all’aperto e il menù del ristorante – accanto a piazza del Popolo a Roma – offriva tutta una serie di gustosi primi e secondi. Ciò nonostante siamo finiti – per non gravare troppo sulle finanze di chi doveva pagare il conto – col mangiucchiare delle tristi insalate, accompagnate da due bottiglie di… acqua! Vera miseria!

L’episodio è emblematico del comportamento di noi nordici. Una cosa del genere non sarebbe mai successa a un gruppo di italiani, amanti della buona tavola. Infatti noi nordici, seguaci dell’etica protestante – che recita: prima il lavoro, poi il piacere – nel campo del savoir-vivre risultiamo spesso dei veri dilettanti rispetto agli italiani. E non soltanto in ambito gastronomico.


Una marcia in più
Senza voler cercare di guadagnarmi facili simpatie attraverso lodi gratuite, non posso non notare, facendo dei confronti con altri popoli protestanti (soprattutto il mio), come gli italiani, in genere, siano molto più “esperti nella vita”. Laddove i nordici tendono ad “andare dove li porta la vita”, sicuramente con un atteggiamento più “ingenuo”, mi sembra che gli italiani, in modo difficilmente spiegabile, cerchino di “domare” le vicende della vita, di gestirla e soprattutto di godersela. Lo scoprirono, secoli fa, molte celebri persone di cultura che, non a caso, scelsero l’Italia per il loro viaggio di formazione. E ancora oggi lo noto in molti danesi che vengono in Italia, per turismo o per motivi di studio.

I turisti a volte sembrano frastornati e, appunto, ingenui, davanti a una società caotica e con ritmi molto più veloci della loro. Gli studenti danesi, invece, quando lasciano l’Italia per tornare in patria, hanno quasi sempre una luce diversa negli occhi, una marcia in più. Ho sempre pensato alla differenza fra le chiese di religione cattolica e quelle di religione protestante come a una metafora della generosità. La stragrande maggioranza delle chiese danesi è spoglia, nuda, con pareti bianche, mentre le chiese di religione cattolica hanno un’impressionante ricchezza di dettagli e ornamenti.

Prendendo spunto proprio dalla generosità che trovo in molti italiani, e tornando alla gastronomia, mi viene in mente un mio amico siciliano che, da quando lo conosco, insiste nel voler sempre pagare se andiamo al ristorante insieme alle nostre consorti. È perfino stato capace di alzarsi mentre ancora stavamo mangiando il dolce, fingendo di andare alla toilette, solo per tornare e, a bassa voce, annunciare divertito di aver già pagato il conto per quattro persone ancora prima che avessimo finito il pasto. Altro che insalata e acqua!


Il perdono automatico
Ma, al contrario, la dottrina cattolica influenza in modo meno lodevole la politica economica italiana. Il governo ha pedissequamente adottato i precetti del cattolicesimo. In questi precetti, infatti, è fortemente presente il concetto del perdono. Si pecca, ci si confessa e, attraverso una grata, quindi in modo anonimo, si riceve il perdono.
Lo stesso concetto si applica per i famigerati – non senza ragione – condoni. Il peccato consiste nell’evasione fiscale o nell’assenza del permesso di costruire eccetera. Il successivo pagamento di una somma simbolica – che può persino avvenire in modo anonimo – costituisce la penitenza. Il perdono quindi è automatico. Un esempio di ordinaria amministrazione cattolica, che non si vedrebbe mai in un paese protestante.

Jesper Storgaard Jensen collabora come freelance con diversi giornali danesi. È nato nel 1964 in Danimarca. Vive a Roma dal 1997. Per scrivere ai giornalisti stranieri: corrispondente@internazionale.it


 
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